Colinesterasi è un termine generico con il quale ci si riferisce a degli enzimi hanno un ruolo importante nel funzionamento del sistema nervoso. Le colinesterasi idrolizzano l’acetilcolina e altri esteri della colina (un’amina); ricordiamo che l’acetilcolina è un importante neurotrasmettitore (responsabile della neurotrasmissione sia a livello di sistema nervoso centrale che di sistema nervoso periferico (trasmissione colinergica).
L’attività delle colinesterasi è essenzialmente quella di interrompere la trasmissione degli impulsi nervosi che arrivano dai neuroni colinergici.
Si distinguono due tipi di colinesterasi:
- acetilcolinesterasi (AChE, nota anche come colinesterasi vera)
- pseudocolinesterasi (BChE, nota anche come butirrilcolinesterasi).
L’acetilcolinesterasi è presente nelle terminazioni nervose, nella materia grigia encefalica, negli eritrociti (globuli rossi) e nelle cellule di polmoni e milza. È principalmente coinvolta nella degradazione dell’acetilcolina; una sua diminuita attività causa un accumulo di tale sostanza nelle terminazioni nervose, con conseguente eccessiva stimolazione delle innervazioni che sono presenti nei vari organi.
L’altra forma di colinesterasi, la pseudocolinesterasi, si trova nel cervello, nella cute, nel fegato, nella muscolatura liscia gastrointestinale, nella materia bianca encefalica, nel cuore e nel siero. È principalmente coinvolta nel metabolismo dei farmaci.
La principale differenza fra queste le due forme sta nel fatto che mentre l’acetilcolinesterasi degrada l’acetilcolina in modo molto rapido, la pseudocolinesterasi ha la capacità di idrolizzare un numero più ampio di esteri della colina; in particolar modo, ha una notevole capacità di degradazione della butirrilcolina.
L’acetilcolinesterasi non è in grado di idrolizzare la succinilcolina (anche sussametonio), un principio attivo appartenente alla classe dei rilassanti neuromuscolari che viene ampiamente impiegato nell’ambito dell’anestesia generale; la pseudocolinesterasi, invece, è in grado di inattivare tale sostanza nel giro di pochi secondi.
Perché si misura
Sono principalmente due le motivazioni per le quali si effettuano i test di misurazione dei livelli di colinesterasi (i laboratori dosano la pseudocolinesterasi):
Esposizione cronica a pesticidi organofosfati – Le esposizioni acuta o cronica a pesticidi che contengono organofosfati riduce i livelli plasmatici di colinesterasi vera e pseudocolinesterasi; quando ciò si verifica si possono avere diverse manifestazioni cliniche; i sintomi possono essere particolarmente gravi nel caso di elevata esposizione acuta o manifestarsi progressivamente quando l’esposizione è più ridotta, ma prolungata nel tempo; l’assorbimento di queste sostanze può avvenire in vario modo: inalazione, ingestione, contatto cutaneo). La richiesta dei test relativi alle colinesterasi viene di solito fatta quando si sospetta un avvelenamento acuto da pesticidi o nelle persone che, per motivi di lavoro, sono cronicamente esposte a tali sostanze (è il caso di chi lavora in un’azienda agricola che fa uso di pesticidi o del personale impiegato nell’industria chimica).
Deficit ereditario di pseudocolinesterasi – Si tratta di una carenza, non molto frequente, da cui sono affette alcune persone. Dal momento che, come detto, la pseudocolinesterasi è implicata nel metabolismo della succinilcolina, farmaco impiegato in anestesia, che nei soggetti con tale deficit potrebbe causare paralisi muscolare e apnea, il test di questa colinesterasi può essere richiesto dall’anestesista prima dell’effettuazione di un intervento chirurgico in coloro che hanno un’anamnesi familiare positiva per paralisi muscolare o apnea in seguito alla somministrazione di tale anestetico.
Il dosaggio dell’enzima può essere richiesto anche per valutare la funzione epatica.
Il test viene effettuato tramite un prelievo di sangue venoso dal braccio; non è necessaria alcuna preparazione particolare.
Valori normali
I valori normali di riferimento variano in base al sesso; i range di normalità sono i seguenti:
- uomo: 5.100 – 11.700 U.I./L
- donna: 4.000 – 12.600 U.I./L.
Va precisato che gli intervalli di riferimento possono variare a seconda del laboratorio che effettua l’esame; è sempre quindi necessario rifarsi ai valori riportati sul referto. Lievi scostamenti potrebbero non avere connotazioni patologiche e, comunque, la valutazione dei risultati è un compito di stretta competenza del medico curante o dello specialista che valuteranno tali risultati sulla base dell’intero quadro clinico del paziente.

Le esposizioni acuta o cronica a pesticidi che contengono organofosfati riduce i livelli plasmatici di colinesterasi vera e pseudocolinesterasi
Colinesterasi bassa – Cause
Una ridotta attività della colinesterasi è tipica dei soggetti affetti da carenza ereditaria di pseudocolinesterasi.
Le seguenti condizioni patologiche possono essere causa di colinesterasi bassa:
- anemia
- infarto cardiaco
- infezioni acute
- malattie del fegato, sia acute che croniche
- malnutrizione
- tossicosi gravidica
- tumori.
Colinesterasi alta – Cause
Cause di colinesterasi alta possono essere:
- diabete mellito
- ipertiroidismo
- obesità
- sindrome nefrosica.
Inibitori della colinesterasi
Gli inibitori della colinesterasi sono sostanze, naturali o di sintesi, che riducono o bloccano l’azione di tale enzima; dal momento che quest’ultimo agisce a livello delle sinapsi fra le cellule nervose limitando gli effetti del neurotrasmettitore acetilcolina, l’inibizione della colinesterasi determina un prolungamento degli effetti di tale neurotrasmettitore.
Esistono diversi inibitori delle colinesterasi; alcuni sono prodotti da serpenti velenosi; altri sono gas nervini di notevole potenza; altri ancora sono utilizzati come farmaci nel trattamento della malattia di Alzheimer (per esempio, donepezil, rivastigmina e galantamina), della miastenia gravis e del glaucoma. Alcuni inibitori della colinesterasi sono poi impiegati come insetticidi.
L’esposizione agli inibitori della colinesterasi può dar luogo a sintomi e segni più o meno gravi: disturbi gastrointestinali, vomito, perdita del controllo degli sfinteri, aumento della salivazione e della lacrimazione; esposizioni prolungate possono causare gravi spasmi muscolari ed essere addirittura fatali.